Mar 16, 2015

# intervista # Italiano

ProMosaik intervista l'autrice dell'11esimo comandamento, la Signora Hecht-Galinski


Buonasera dalla redazione italiana di ProMosaik e.V.


Vista la grandiosa risonanza che abbiamo raggiunto in Germania con l’intervista all’autrice di origine ebraica e sostenitrice dei diritti dei palestinesi Evelyn Hecht-Galinski, ho deciso di presentare l’intervista anche in Italia. Per ProMosaik e.V. la Signora Hecht-Galinski è una persona intelligente, coraggiosa, impegnata e soprattutto vera. 



La recensione del suo libro “L’undicesimo comandamento: Israele può tutto” è già stata pubblicata da Palestina Rossa nella sua versione italiana che trovate qui:


L’intervista tratta di diritti umani e giustizia, pace e pari opportunità…
Israele è l’opposto di tutto ciò: si caratterizza infatti come uno stato ingiusto e oppressore nei confronti del popolo palestinese.  
Il consiglio dell’autrice è quello di immischiarci!!!
Opponetevi dunque al doppio standard e al lavaggio del cervello operato dai media israeliani ed occidentali quando si tratta di Palestina!!!
Opponetevi alla manipolazione dell’olocausto a favore di un regime che disprezza la dignità umana dei palestinesi!!!
Pensate in senso anticolonialista e agite di conseguenza!!!
Solo in questo modo si realizza la PACE.
Verità e informazione, diritti umani e democrazia, veridicità e coraggio: ecco che cosa possiamo apprendere dall’autrice Hecht-Galinski e dal suo libro.






Ecco l’intervista che ho condotto insieme a lei:

Dr. phil. Milena Rampoldi: Signora Hecht-Galinski, quali sono gli aspetti che come ebrea l’hanno fatta dubitare della facciata del regime israeliano?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: Già da ragazza con mio padre discutevo della religione e della sua strumentalizzazione. Questo fatto mi irritava alquanto, quando andavo alle manifestazione della comunità ebraica o al centro giovanile e si cantava l’inno nazionale israeliano Hatikva.  
Come cittadina tedesca di origine e religione ebraica non riuscivo affatto a comprendere questa identificazione totale con il cosiddetto “stato ebraico”. Ma ero stata educata in modo talmente tollerante e dunque inizia presto ad orientarmi diversamente.
Più tardi, dopo alcuni viaggi nel cosiddetto “Stato ebraico”, ho notato ben presto l’arroganza degli israeliani nei confronti degli arabi/palestinesi.  
Non mi sono mai trovata bene in Israele. Dopo molte letture di testi politici, naturalmente sul tema del conflitto palestinese-israeliano, ho iniziato a oppormi alla politica dell’occupazione israeliana, scrivendo lettere a quotidiani sovraregionali quali l’SZ e il F.A.Z.
Mi opponevo anche radicalmente ai successori di mio padre presso lo Zentralrat der Juden in Germania. Quello che mi irritava di più era il fatto che proprio in Germania i media intellettuali lavorano secondo un doppio standard quando si trattava dello stato di Israele.  

Al momento abbiamo a che vedere con un dibattito sulla tematica dell’antisemitismo, fomentata dai lobbisti israeliani per distrarre dai crimini dello “Stato ebraico”.

Infatti ogni critica rivolta a questi crimini viene etichettata quale espressione di antisemitismo.
Chi tace sui crimini contro il diritto dei popoli e i crimini di guerra commessi da Israele nei confronti dei palestinesi, si rende complice.  

Dr. phil. Milena Rampoldi: Lei per me è un’antisionista umanista e pacifista. Che possibilità di collaborazione vede con gli antisionisti ebrei credenti e quali limiti e quali problemi porterebbe portare con sé questa cooperazione?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: Nel conflitto politico la fede non conta. Quando si tratta di umanità e di violazioni dei diritti umani, il criterio è la carta dei diritti umani, alla quale si riferiscono sempre le democrazie occidentali.  
Tra gli autori della Carta figuravano anche ebrei e musulmani.
Ma né la politica del cosiddetto “Stato ebraico” né i metodi di tortura degli USA corrispondono alle esigenze di questa Carta. E anche George W. Bush fece riferimento alla religione cristiana per giustificare la sua guerra contro il terrorismo che considerava un compito cristiano.

Mi fa rabbia sentir sempre parlare dell’Islam come religione violenta, mentre invece l’ebraismo sarebbe la religione della pace. Invece vedo più strumentalizzazione della religione e più violenza nell’Antico Testamento al quale fa riferimento il cosiddetto “stato ebraico” nelle sue leggi.

Proprio nell’attuale campagna elettorale israeliana vedo un numero inquietante di strumentalizzazioni dell’ebraismo da parte dei coloni e dei politici.

Basta pensare all’esempio di Avigdor Lieberman, il ministro degli esteri israeliano, che richiede di decapitare gli “arabi israeliani sleali”.

Perché non ci indigniamo? Perché non ci opponiamo ai rabbini razzisti che incitano ad uccidere i palestinesi e a distruggere Gaza?

L’islamofobia praticata in Germania da diversi editori e dai media ha assunto delle dimensioni inquietanti che poi hanno causato la formazione di Pegida e di gruppi islamofobi simili. Perché i musulmani devono scusarsi sempre dei propri estremisti e prenderne le distanze? Perché invece i cittadini di origine ebraica non devono prendere le distanze dai crimini dello stato di Israele e i cristiani non devono prendere le distanze dalle guerre occidentali o da altri crimini?
Se la fede prevale, un conflitto politico diviene difficilmente gestibile. E in ciò consiste l’obiettivo di coloro che perseguono degli scopi del tutto diversi da quelli dell’affermazione dei valori occidentali o della difesa della propria religione.  
Ma in Palestina si continua a morire: muoiono numerosi bambini, tante donne e moltissimi civili che sono stati mutilati in modo terrificante o violentemente uccisi.
Basta pensare all’ultimo massacro di Gaza delle cosiddette “forze di difesa israeliane” in cui morirono oltre 2600 palestinesi. E non si deve solo parlarne, ma una cosa del genere deve essere impedita! Gaza è un campo di concentrazione e il blocco israeliano ed egiziano deve essere immediatamente eliminato. L’occupazione illegale e l’annessione della parte orientale di Gerusalemme devono essere immediatamente terminate.

Dr. phil. Milena Rampoldi: Come pensa si possa combattere nel modo migliore il lavaggio del cervello israeliano?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: Quello che fanno gli israeliani in Israele, non lo si può combattere. Infatti già alla scuola materna ed elementare i bambini vengono appassionati per l’esercito.  
Non si può che informare e ammonire, quando arriva la prossima campagna mediatica della lobby israeliana… considerando il fatto che queste campagne sono praticamente continue.  
L’internet è una possibilità per opporsi a questa propaganda. La maggior parte dei cittadini tedeschi oramai diffida dei media tradizionali e preferisce informarsi in modo indipendente. Come diceva Kurt-Tucholsky, per i media le menzogne fanno parte del gioco.
Molti tedeschi oramai non sono più d’accordo con il sostegno che il governo tedesco offre al regime di Tel Aviv. Per lo stesso motivo rifiutano anche le campagne di diffamazione contro Putin e la Russia.

Dr. phil. Milena Rampoldi: Perché per il Suo libro ha optato per il titolo L’UNDICESIMO COMANDAMENTO?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: Perché ci sono 10 comandamenti strumentalizzati dallo Stato di Israele che manipola l’ebraismo per i suoi scopi politici sionisti.
Israele può tutto! Israele vuole tutto fuorché la pace!




Dr. phil. Milena Rampoldi:  Se dovesse riassumere in poche parole il Suo bellissimo libro L’UNDICESIMO COMANDAMENTO, che cosa direbbe?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: Riassumendo i miei articoli sulla base dei fatti, ho cercato di informare i lettori e di mostrare loro l’ingiustizia commessa dalla forza di occupazione israeliana nei confronti dei palestinesi per liberarli dai pregiudizi e dalla propaganda menzognera.

Dr. phil. Milena Rampoldi: Quali sarebbero per Lei i pilastri di un’educazione antisionista ed umanista per i giovani israeliani di oggi?  

Signora Evelyn Hecht-Galinski: Non vale la pena pensarci. Sarebbe già un buon inizio se i libri di scuola dello stato israeliano informassero sulla nakba e sulla pulizia etnica nei confronti dei palestinesi. La Professoressa Nurit Pellet ha analizzato l’immagine deformata della Palestina in Israele. La Sua opera intitolata La Palestina nei libri di scuola dovrebbe far parte del curriculum scolastico israeliano.  

Dr. phil. Milena Rampoldi: Fino a che punto ritiene vi sia un forte legame oggi tra il sionismo e le lobby delle armi?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: Si tratta di due modelli commerciali che si condizionano a vicenda – in ogni guerra di Gaza l’apparecchiatura di successo dell’industria delle armi israeliana può essere testata sul campo  – non ci sono dunque argomentazioni di vendita migliori per esportare queste armi in tutto il mondo.

Dr. phil. Milena Rampoldi: Lei chiama Netanyahu un “errore storico”. Che cosa lo distingue dai suoi predecessori?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: In fin dei  conti solo la sua presenza arrogante. Per il resto agisce come i suoi predecessori. Erano corrotti, continuavano a occupare la Palestina e strumentalizzavano l’olocausto per giustificare la loro politica disumana.

Dr. phil. Milena Rampoldi: Che cosa desidera per il futuro del Medio Oriente e dei suoi figli?

Signora Evelyn Hecht-Galinski: La pace e uno stato, un governo palestinese che rappresenta gli interessi della sua popolazione. Una Palestina senza occupazione, senza governo corrotto. Un mondo che probabilmente non vedrò mai!
Come tedesca di origine ebraica mi sento obbligata ad immischiarmi nella regione.



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